Namibia 2002

NAMIBIA   -  2002

 

Maurizio Dall’Oglio – Ivana Soncina  /   Claudio Pelizzari – Francesca Colosio.

Km. percorsi: ca. 6.650

 

 

 

 

LUNEDI 18 NOVEMBRE                                                                           BERGAMO - FRANKFURT

Quest’anno per la prima volta si prova un tipo di vacanza un po’ diversa. Arriveremo sul posto in aereo ed affitteremo un fuoristrada, attrezzato per campeggiare. Inoltre avremo due nuovi compagni, Claudio e Franca. Con Beppe e la Patrizia non siamo riusciti a far collimare i tempi delle vacanze. Si parte che è ancora buio per Bergamo, l’aeroporto di Orio, dove ci aspetta il volo per Francoforte. A dire il vero ci aspetta anche Beppe, che è venuto a salutarci. Volo breve e tranquillo, solo che causa nebbia atterriamo a Saarbrueken. Poco male abbiamo tutta la giornata per prendere prima il bus e poi il treno che ci condurrà proprio all’aeroporti di Francoforte. Sono solo le due del pomeriggio ed il volo è alle 23. Ne approfittiamo per pranzare e visitare lo scalo, dopodiché ci rassegniamo ad aspettare pazientemente. Finalmente alle 24 si decolla.

 

MARTEDI 19 NOVEMBRE                                                          FRANKFURT - WINDHOEK

Anche questo volo è stato tranquillo e per gran parte del viaggio ho dormito, aiutato da una massiccia dose di tranquillanti. Arriviamo di prima mattina, le formalità sono velocissime. Fa già un bel caldo. L’incaricato dell’agenzia ci aspetta con tanto di cartello con i nostri nomi, proprio come nei film. Ci carica su un minibus e subito proviamo l’ebbrezza della guida a sinistra. Arriviamo dopo circa sessanta chilometri all’agenzia, a Windhoeck. La macchina è pronta, nuova fiammante, lo stesso modello del pick up di Claudio, salvo essere a benzina, un 2.4 16v doppia cabina. Le formalità sono veloci, paghiamo, ci illustrano l’attrezzatura e ci danno un minimo di istruzioni. Sono molto efficienti ed organizzati, niente a che vedere con la nostra solita Africa. Arrivare alla pensione dove abbiamo un posto riservato per la notte non è difficile,  salvo per la guida a destra, poiché ora non abbiamo più l’autista. L’auto sembra in perfetto ordine, non sarà organizzata come la nostra ma c’è proprio tutto l’indispensabile per questi viaggi. Serbati supplementari per il gasolio, una tanica per l’acqua, tavolo, sedie, fornelli, cassa per i viveri, stoviglie, due air camping.  Insomma proprio tutto. Anche la pensione è confortevole. Il pomeriggio lo passiamo per stivare al meglio i bagagli. Certo sulla nostra Land tutto è a portata di mano, qua bisogna fare un po’ di sacrifici, ci devono stare i bagagli di quattro persone. Poi si va  a fare compere, la cambusa è vuota. Poco lontano c’è un centro commerciale. Scopriamo che è del tutto simile ai nostri, si trova di tutto. Forse dal punto di vista alimentare è più simile ai supermercati tedeschi, per ovvie ragioni storiche. Caricata al completo la macchina, la sera abbiamo il primo incontro con la cucina namibiana. Nel vicino ristorante mangeremo dell’ottima carne di orice (solo in seguito sapremo che invece trattasi di struzzo)

 

 

MECOLEDI 20 NOVEMBRE                      WINDHOEK    WATEBERG PARK      KM.347

Partiamo dopo un’abbondante colazione presso la pensione. Da oggi e per tre settimane si viaggia sulla sinistra. Non è difficile però bisogna prestare una cera attenzione soprattutto alle rotonde. Per fortuna il traffico in città non è intenso, fuori addirittura inesistente. Subito si vedono i primi animali, scimmie e struzzi e via foto a raffica. Si arriva al Plateau Wateberg Park nel primo pomeriggio. In Namibia le strade che siano asfaltate o sterrate hanno  due caratteristiche: non hanno curve e sono delimitate su ambo i lati da recinti che proteggono gli animali, allevati nelle sterminate proprietà,  dal traffico. Inauguriamo le air-camping al campeggio del parco. C’è anche un ottimo ristorante e ne approfittiamo. Il costo  è di ca.8 € a persona. Il posto è bello come strutture, come paesaggio un po’ meno. Il seguito offrirà molto di più.

 

GIOVEDI 21 NOVEMBRE                    WATEBERG  – ETOSHA NAMUTOMI        KM.399

Il percorso ormai si snoda su strade sterrate, in perfetto stato di manutenzione. Tappa intermedia per vedere la meteorite di Hoba, un enorme pezzo di metallo piovuto dal cielo. In seguito ci fermiamo a Tsumeb per fare acquisti. Siamo già nella zona di etnia herero. Si vedono le prime donne con i lunghi vestiti, dai colori sgargianti e dal caratteristico copricapo a forma di corna di bue. Arrivo nel tardo pomeriggio al parco dell’Etosha. Appena entrati veniamo accolti da un branco di giraffe. Nel parco, come nel resto di tutta la Namibia, bisogna restare nelle tracce, non si può andare fuoripista. Inoltre bisogna restare nell’auto, il perché se pur ovvio, lo capiremo meglio in seguito. Visto che abbiamo un paio d’ore di tempo decidiamo per un itinerario ad anello, di ca.60 km. Che ci riporterà al campo. Avvistiamo molte zebre, antilopi di tutti i tipi, infiniti gnu, una iena e dei facoceri. Bella, anche se cruda, la scena di uno sciacallo intento a sbranare la carogna di uno gnu, con un infinità di avvoltoi, fermi immobili in attesa del loro turno. Il campo di Namutomi è perfettamente attrezzato, con campeggio, lodge, ristorante, bar e tutte le strutture necessarie, perfettamente in ordine e funzionanti. Tutto il perimetro è protetto da intrusioni indesiderate con filo elettrificato. Ogni campo ha anche una pozza d’acqua illuminata, dove la sera si possono vedere gli animali che vanno ad abbeverarsi. In quella di Namutomi però non c’era anima viva.

 

VENERDI 22 NOVEMBRE                                 NAMUTOMI – HALALI                   KM. 347

Oggi abbiamo girato questa zona del parco in lungo ed in largo, in cerca di animali. Sappiamo che le ore migliori sono il mattino presto ed il tardo pomeriggio. Infatti appena partiti, delle tracce  fresche “biologiche” ci hanno indicato un tranquillo pachiderma che stava passeggiano in direzione e della savana. E dire che è talmente grosso, eppure eravamo a pochi metri e non si notava, tanto è perfetto il mimetismo. Per tutto il giorno non abbiamo visto che i “soliti” animali che abbondano. La zona è la classica savana piatta, con vista sgombra fino all’orizzonte, ed animali che brucano l’arida erba. In queste zone aride ci siamo arrischiati a scendere, ma con cautela, viste le impronte dei grandi felini impresse nel terreno. Solo verso sera abbiamo notato un flusso di animali, soprattutto gazzelle e zebre, in fila lungo la strada. Di sicuro stavano  andando ad un pozza per bere. Ed è stato proprio presso la pozza che abbiamo visto una leonessa con il suo piccolo, intenta ad abbeverarsi. Solita succulenta cena presso il ristorante del campo, ma la sorpresa non era ancora finita. Infatti presso la pozza del campo ci aspettava lo spettacolo di un enorme branco di elefanti dedito all’abbeverata notturna.

 

SABATO 23 NOVEMBRE                                      HALALI – OTJITOTONGUE         KM.466

Oggi lasceremo il parco dell’Etosha. Sappiamo che le uniche ore proficue per vedere altri animali sono quelle del mattino. Ci dirigiamo verso una pozza e notiamo un branco di zebre ferme, immobili, quasi a scrutare un pericolo. Infatti a poca distanza da noi stanno sopraggiungendo a dissetarsi due leonesse, ancora con il muso sporco di sangue, a testimonianza del pasto appena consumato. Si fermeranno a pochi metri da noi, un incontro indimenticabile. La giornata non vedrà altri incontri particolari, a parte quello con uno xero, una specie di scoiattolino, che accetterà un biscotto dalla mia mano. Ma il piatto forte della giornata deve ancora arrivare. Per le quattro del pomeriggio dobbiamo arrivare al Otjitotongue lodge. In questo lodge recuperano i ghepardi catturati nelle proprietà agricole, che altrimenti sarebbero uccisi, per recuperarli reinsediandoli in luoghi a loro riservati. E’ una fattoria sperduta a venti chilometri dalla strada principale. Dopo una corsa frenetica arriviamo alle quattro in punto. Ci accoglie il proprietario, lo stereotipo del colone di etnia tedesca. Alto, secco abbronzato. Dopo opportune raccomandazioni, ci fa entrare nel giardino dell’abitazione, dove vi sono già altri turisti. Salta subito all’occhio che invece dei soliti cani da guardia ha quattro magnifici esemplari adulti di ghepardo, con un cucciolo di poche settimane. Passiamo cosi mezzora in compagnia degli animali e con cautela possiamo anche accarezzarli. Assistiamo al loro pasto ed alle evoluzioni della piccola peste, ha la vivacità e le movenze di un gattino. Poi si va nella zona poco distante dove c’è l’area destinata al campeggio ed il lodge. Tutte le attrezzature sono in stile “fai da te”, ma c’è proprio tutto, pulito ed ordinato, persino una piscina. Più tardi accompagniamo, sul cassone di un pick up protetti da una griglia di metallo, il figlio del titolare nel suo giro quotidiano per sfamare altri esemplari. Vivono in un enorme recinto elettrificato e questi però non sono domestici, si vede dalla loro espressione. A tutti viene distribuito, velocemente, un pezzo di carne, che azzannano al volo per scomparire nella savana. Alla sera rimediamo pure della carne per fare una grigliata.

 

DOMENICA 24 NOVEMBRE                                    XXXXXXXXXXXX – OPUWO  KM.408

Questa sera arriveremo ad Opuwo, ultima cittadina verso il nord. Solito trasferimento sulle grandi strade sterrate senza curve. Arriviamo nel pomeriggio. La città non è un granché, però è pittoresca, qua cominciamo a ritrovare la vera africa. Anche nel centro  del villaggio vi sono molte donne Himba, un’etnia nomade la cui caratteristica  è quella di spalmarsi la pelle con grasso (vaselina) e terra rossa. Le donne sono a seno scoperto, vestite con indumenti di pelle di capra ed ornate con vari oggetti dalla simbologia disparata. Tutte ovviamente hanno una pelle liscia senza rughe, ma emanano una puzza di formaggio troppo stagionato che dopo un po’ ti entra nelle narici nauseandoti. Ovviamente sono lì per  farsi fotografare e racimolare un po’ di soldi. Il paese in ogni caso è fornito di tutto, per cui possiamo reintegrare le provviste, soprattutto la birra che consumiamo in quantità industriale, ed acquistare i regali da donare ai capi Himba, per visitare i loro villaggi. A tal proposito resteremo delusi, solo poche capanne e con persone nemmeno troppo cordiali. Forse qua siamo ancora in una zona turistica, scopriremo in seguito che i villaggi sono sempre costituiti da poche abitazioni. Facciamo conoscenza con una coppia di tedeschi, anche loro turisti fai da te. La sera la passiamo in un campeggio, lindo ordinato anche se con il minimo indispensabile.

 

LUNEDI 25 NOVEMBRE                                                  OPUWO – EPUPA FALLS  KM. 247

Oggi arriveremo alle Cascate Epupa. Lungo la strada è  un continuo susseguirsi di incontri con popolazioni himba, nemmeno tanto smaliziate con i turisti. Averlo saputo ieri avremmo evitata di visitare qullo striminzito villaggio. Mercanteggiamo per i primi acquisti, ora siamo veramente in Africa.  La strada è bella, sappiamo che in giornata ci si arriva comodamente per cui si decide per una deviazione che ci porta direttamente al fiume Kunene, circa ottanta  chilometri a monte delle cascate. Arriveremo alle Epupa Falls costeggiando il fiume, sicuramente il paesaggio sarà migliore. Effettivamente è cosi, il fiume propone scenari incredibili. Di fronte a noi c’è l’Angola, paese martoriato dalla guerra civile. Non si vede anima viva. Sulla nostra sponda invece, come sempre lungo i corsi d’acqua, la vita scorre. Uomini e bestie si dividono la ricchezza del fiume. Il problema però è che quasi subito la strada scompare. Crediamo di esserci persi, invece proseguendo lungo la riva sabbiosa troviamo delle tracce, la nuova strada. D’ora in avanti il percorso non sarà dei migliori. A volte una mulattiera sassosa che si arrampica tutto d’un fiato lungo i costoni rocciosi della riva, per evitare anse del fiume insuperabili. Altre volte distese di sabbia molle che seguono la riva, con solchi che si snodano tra palme, scavati dal fiume quando è in piena. Ora le persone che incontriamo sono veramente poche, i villaggi rarissimi. C’è solo il nulla, che affascina e inquieta. Per fortuna gli scenari che incontriamo sono indimenticabili. Quando mancano venti chilometri all’arrivo e crediamo ormai il peggio sia passato, incontriamo un altro fuoristrada di turisti. E’ la coppia di tedeschi incontrata ad Opuwo, che percorre a ritroso il nostro stesso itinerario. Sono letteralmente terrorizzati, soprattutto lei, dalle condizioni fin qui incontrate. Noi non sappiamo cosa ci riserveranno questi ultimi chilometri, ma sappiamo di essere quasi arrivati. E comunque  abbiamo ben presente le difficoltà incontrate in questi sessanta chilometri. Per ultimo non sembrano molto esperti di guida in fuoristrada. Inutilmente tentiamo quindi di dissuaderli nel continuare, ma la paura di quanto fin qui incontrato non li fa ragionare sul fatto che ciò che li aspetta, tra l’altro su una distanza pressoché tripla, potrebbe essere ben peggio. Si continua, aspettandoci da un momento all’altro le insormontabili difficoltà preannunciate. Invece, a parte un piccolo tratto roccioso, comunque nemmeno lontanamente confrontabile con i passaggi più difficoltosi incontrati durante la giornata, in un attimo siamo alle cascate Epupa. Speriamo in bene per la coppia di tedeschi. Dire che alle Epupa Falls vi è un villaggio forse è troppo, però anche qui i generi di prima necessità abbondano. Ci accampiamo in un campeggio tra le palme, proprio in riva al Kunene. Visto che c’è ancora chiaro e che distano poche decine di metri possiamo visitarle con la luce serale, ottima per immortalare le scene. Probabilmente non è il periodo migliore per l’imponenza del salto d’acqua, ma le abbiamo trovate comunque carine. Magari sarà perché di cascate non ne abbiamo viste molte. Solito tranquillo campo serale, ormai sono giorni che ne facciamo come si deve.

 

MARTEDI 26 NOVEMBRE                                 EPUPA FALLS  -  OTITINGUE        KM.347

Oggi ci aspetta il terribile Van Zylt Pass. Staremo a vedere. Prima di lasciare le Epupa ne approfittiamo per fare shopping in un mercatino himba. La prima parte della strada, quella che avremmo dovuto seguire ieri, se non avessimo compiuto la deviazione, è la solita bella strada sterrata. Ben presto l’abbandoniamo e subito diventa una pista, che si snoda tra i promontori collinosi. E’ comunque ancora facile, anche se la velocità è calata notevolmente. Quando bisogna attraversare delle collinette rocciose si fa più brutta, più o meno con i passaggi incontrati il giorno prima. Il tempo non promette niente di buono, comincia a piovere forte. Certo attraversare il passo sotto un nubifragio non è il massimo ed inoltre la terra non assorbe l’acqua per cui potrebbero crearsi sulla pista veri e propri torrenti. Per fortuna come al solito in un lampo il cielo si squarcia ed arriva il sole. Meglio così perché ora ci sono un paio di discese veramente brutte. Come sempre nei passaggi più difficili Claudio scende e mi guida con le sue precise indicazioni. In una di queste però non vedo una roccia e piego il parafango. Sarà comunque un danno meno grave del previsto. La strada sembra migliorare ma è un falso allarme, siamo solo in una zona pianeggiante Anche la guida ci conferma che non siamo ancora arrivati al famoso passo. Poco dopo ci sì presente con un paio di salite e discese mozzafiato. Sono veramente toste però le superiamo brillantemente. Arriviamo al punto panoramico tanto decantato dalla guida. Ci appare la vallata del Marienflus in tutta la sua vastità. Bello. Convinti di essere ormai arrivati r prosegue rilassati. Manca però l’ultima discesa, che si para davanti minacciosa. Piano pianino superiamo anche quella, ormai il Van Zylt è veramente superato. Alla fine c’è un cumulo di pietre con incisi i nome d i commenti di chi è passato di là. Ovviamente dopo il nostro passaggio ce n’era uno in più! Ora la strada continua in pianura, una sconfinata vallata chiusa tra due catene montuose, che terminerà tra circa sessanta chilometri, ancora in riva al fiume Kunene. Si arriva che ormai è buio. Trovare il campeggio ci costa un’insabbiata notturna in riva al fiume. Usciamo agevolmente dopo aver sgonfiato le gomme e ci accampiamo. E’ stata una costante di tutti i campeggi ed anche questo, se pur situato in tanta malora, non sfugge alla regola. Doccia calda e servizi igienici candidi. Davvero incredibile. Si va a nanna presto la giornata è stata dura, domani avremo tempo per guardare il panorama alla luce del sole.

 

MERCOLEDI 27 NOVEMBRE                                          OTITINGUE - PUROS       KM. 237

Il paesaggio visto al mattino è decisamente migliore. Ci colpisce un cartello di attenzione, raffigura un uomo cui un coccodrillo azzanna una gamba. Credo sia chiaro. Visitiamo un po’ i dintorni, il fiume compie delle strette anse. L’acqua è limpida e di coccodrilli nemmeno l’ombra, ma è meglio non fidarsi. Si ritorna, ripercorriamo a ritroso la stupenda vallata della sera prima. D’ora in avanti il percorso sarà piuttosto facile, si viaggia in ampi spazi di savana tra i rilievi montuosi. Abbiamo qualche problema con la vettura. Il tetto del pick up si è leggermente tagliato in prossimità dell’attacco della tenda e le continue sollecitazioni potrebbero aprirlo ulteriormente. Inoltre il rumore del motore aumenta, segno che la marmitta si è bucata. Per il tetto non c’è niente da fare mentre la marmitta buca, una volta controllato che il buco non sia in un posto pericoloso, darà al motore un piglio corsaiolo. La strada si inoltra nel greto sabbioso di un fiume. Vi resterà per molti chilometri e non sarà una guida piacevole. Finalmente ritroviamo la strada sterrata, ormai possiamo dire che i problemi del viaggio sono finiti, d’ora in avanti percorreremo solo vie principali. Siamo diretti a Puros, dovrebbe esserci un campeggio. Vi arriviamo, è situato poco prima del paese, e siamo solo noi. Anche qua tutto ordinato e pulito alla perfezione, c’è anche un bar con generi di prima necessità e birra ghiacciata. Notiamo uno strano cartello appeso ad un albero. Dice di rispettare la natura, gli animali ecc. ecc. Dice anche che in quella zona vivono gli elefanti del deserto, che potrebbero passare anche di qua per cui mantenere la calma, non fare rumori o gesti improvvisi. I gestori del campeggio confermano, ogni giorno passano degli elefanti, attirati sia dal fresco delle piante sia dai loro germoglio, di cui sono ghiotti. Sarà la solita bufala per turisti creduloni? Comunque il campeggio no ha la benché minima recinzione. Staremo a vedere. Ne approfittiamo per dare una sistemata ai bagagli, scombussolati da giorni di sobbalzi. Claudio riesce a sistemare la pedana sinistra, leggermente danneggiata contro un masso. Ora è meglio di prima. Persino la botta al parafango dopo le sue cure ha la parvenza di una leggera strisciata. Cala la notte, e chi ci pensa più agli elefanti. E’ ormai notte fonda quando vengo svegliato da un rumore secco. Sembra un albero sradicato.  Dai rumori sordi capiamo che invece è un elefante che sta mangiando le fronde degli alberi a pochi metri dalla nostra auto. Beh l’effetto è notevole, anzi direi di più da cagarella. Alla fine visto che il pasto è lungo ci abituiamo ai rumori delle piante ed ai brontolii dell’animale e ci addormentiamo. Domani troveremo le prove “naturali” del suo passaggio.  

 

GIOVEDI 28 NOVEMBRE                                         PUROS – KHORIXAS                KM. 403

Prima di continuare il viaggio cerchiamo gli elefanti,  per ammirarli alla luce del giorno. Dopo aver seguito le indicazioni della gente del posto, su dove potessero essere, riprendiamo la strada sconsolati. E’ quando meno te l’aspetti che il puntino scuro all’orizzonte si materializza in uno splendido esemplare che lentamente cammina. Piano piano riusciamo ad avvicinarci fino a fare dei buoni primi piano. C’è anche una giraffa ma a quelle ormai non facciamo più caso. Arriviamo in un villaggio, dove ritroviamo la strada asfaltata. Aiutati dal preside di una scuola riusciamo a riparare la marmitta. Anche questa è fatta, il rumore è sparito. Ora resta il tetto, anche se i tagli non sono aumentati. Abbiamo un elenco di officine convenzionate, cui ricorrere in caso di guasto, la più vicina è a Khorixas. Da lì il meccanico si mette in contatto con l’agenzia di noleggio e si accordano per tentare una riparazione di fortuna e continuare il viaggio. In caso contrario avrebbero mandato un’altra auto in giornata. La riparazione riesce. La sera la passiamo nell’immancabile campeggio. Stasera dopo tanti campi si ritorna al ristorante.

 

VENERDI 29 NOVEMBRE                         KHORIXAS – SKELETON COAST         KM.476

Ci dirigiamo verso la costa, ma prima visitiamo la foresta pietrificata e le pitture rupestri. Niente di particolare, tranne un caldo cocente. La temperatura cambia drasticamente a mano a mano ci si avvicina all’oceano, e negli ultimi quindici chilometri si dimezza, non supera i 20 gradi. La macchina con l'aria fresca va il doppio. Il paesaggio è desolante ed il freddo certo non lo aiuta. Immense spiagge vuote e nient’altro, vento a parte. Ci sono dei campeggi, ma sono senza la minima attrezzatura. Vengono utilizzati solo in alta stagione, ma per lo più da pescatori. Alcuni sono ancora chiusi. Il campo serale sarà con felpe  e calzoni lunghi. Per fortuna il vento cala un po’ e non ci disturba più di tanto nell’air camping.

 

SABATO 30 NOVEMBRE                        SKELETON C. – SWAKOPMUND              KM.445

Entriamo nel parco della Skeleton Coast, per scoprire che non c’è assolutamente nulla. Un po’ di uccelli, fenicotteri, un relitto minuscolo, e tanto freddo. L’unica cosa pittoresca è la colonia di otarie  che vivono a Cape Cross. Sono migliaia, vivono e muoiono tutte addossate l’una all’altra, fanno un casino infernale ed emanano una puzza che fa dare di stomaco, senza esagerare. Dopo aver pranzato lasciamo velocemente questo posto infernale e ci dirigiamo verso Swakopmund, dovrebbe essere una cittadina turistica. In effetti non è una cittadina esclusivamente turistica, sempre con le case in stile tirolese. Vi sono pure delle konditorei che ci tentano per la merenda. Laviamo la macchina dal fango e dal sale della Skeleton Coast, e facciamo i turisti. Il campeggio è vicino al centro e per la sera decidiamo d’esagerare, cena a base di pesce nel ristorante più esclusivo della città, ricavato da un peschereccio arenatosi sulla spiaggia ed adattato a ristorante. Molto bello e caro, anche se alla fine paghiamo il prezzo di una media cena di pesce in Italia. E’ tutto molto buono, anche il vino sudafricano, sempre presente e che fa sentire i suoi 12 e passa gradi sempre presenti.

 

DOMENICA 01 DICEMBRE                                 SWAKOPMUND – MALTAHOE   KM.453

Dovevamo  restare ancora un giorno, mail posto non offre molto e partiamo, in direzione del Fish River canyon. Oggi è solo una tappa di trasferimento. Dovremmo fermarci per passare la notte in una località intermedia, una guest farm gestita da italiani, ma non riusciamo a trovarla. Per fortuna invece troviamo la stazione di servizio dove sembra preparino la miglior torta di mele della Namibia. E’ proprio vero. Arriviamo a Maltahoe e ci accampiamo presso una guest farm. Come sempre tutto lindo ed accogliente. Il tempo no né dei migliori è tutto il pomeriggio che ogni tanto piove, anche forte.

 

LUNEDI 02 DICEMBRE                          MALTAHOE – FISH RIVER CANYON    KM. 468

E’ da stamattina che piove. Giornata grigia. Arriviamo al Fish River canyon. Lo spettacolo è bello ma sarebbe meglio se non piovesse, la luce non è delle migliori. Campo al riparo del le tende aperte. La pioggia comunque non toglie l’appetito.

 

MARTEDI 03 DICEMBRE                            FISH RIVER CANYON – LUDERITZ   KM.454

E’ ritornato il sole, facciamo nuovamente un salto a rivedere i posti di ieri con la luce, sono decisamente meglio. Puntiamo verso Luderitz, sull’oceano, porta della zona diamantifera. Ritorna il caldo. Poco prima ci fermiamo per vedere una mandria di cavalli selvaggi che resite in questi posti aridi e caldi. Pare siano gli unici cavalli allo stato brado esistenti nell’africa australe. Anche Luderitz è una bella cittadina, semplice ma meno turistica di Swakopmund. Il camping è bellissimo, posto su un promontorio proprio sull’oceano. Peccato che ci sia un vento che strappa le tende. Per fortuna ci sono dei massi dietro ai quali ci si può riparare. Visitiamo la città, facciamo le provviste e andiamo a prenotare la visita di domani alla città fantasma di Kolmanskop. La sera è ovvio cena a base di pesce, questa volTa ad un prezzo normale per quei posti, ma sempre ottimo e più abbondante.

 

MERCOLEDI  04 DICEMBRE                           LUDERITZ – NAUKLUFT PARK    KM.352

Visitiamo la città fantasma di Kolmanskop. Mi aspettavo una vera città mineraria abbandonata causa la cessata estrazione. In pratica è un museo, con alcune strutture perfettamente conservate ed altre lasciate al loro destino. Comunque è un luogo carino. Facciamo una deviazione lungo la costa, vi sono diverse insenature da visitare, ma fa un freddo infernale, questa zona non è probabilmente riparata dalle correnti fredde dell’oceano. La prossima meta sono le dune di Sousousvlei, ma faremo una tappa intermedia, anche perché siamo in anticipo sulla tabella di marcia. Decidiamo un strada alternativa, non proprio  quella principale. Sarà un scelta fortuna, ci porterà dentro  scenari con colori  di terra e cielo finora mai visti nella mia vita. Ci accampiamo presso una guest farm, sperduta in mezzo alla campagna. Un posto veramente unico nel suo genere.

 

GIOVEDI 05 DICEMBRE                                                NAUKLUFT – SESRIEME    KM.374

Arriviamo a Sesrieme, dove abbiamo una prenotazione nel campeggio. Da qui alle dune di Sousousvlei vi sono ancora ca. 60 km di strada asfaltata, più altri sei o sette in mezzo a sabbioni. In pratica la strada si corre in mezzo a due catene di dune rosse, fino a sfociare in un catino circondato da rilievi sabbiosi. L’ultima parte della strada bisogna farla con veicoli 4x4, oppure a piedi. Anche qua non è possibile mettere le ruote al di fuori del percorso tracciato. Alla fine non è poi male, è bello vedere tutte queste dune senza il benché minimo segno di pneumatici. Aspettiamo che la luce serale allunghi le ombre per fare le migliori fotografie, poi ritorniamo al campeggio. Questo è uno dei posti più turistici della Namibia, una tappa obbligata.

 

VENERDI 06 DICEMBRE                                               SESRIEME – REHOBOTH   KM.420

All’alba delle sei si sentono i primi motori accendersi. Bisogna andare alla dune per vedere l’alba. Ci siamo anche noi. Arriviamo che comincia a sorgere. Decidiamo di scalare la duna più alta. Magnifico il panorama, ma che fatica. In compenso per la discesa seguiamo la via più veloce. Ci mettiamo in cammino, con calma, ormai il viaggio volge al termine. Ritroviamo la stazione di servizio a Solitarie, con la sua torta di mele, così come riusciamo pure a trovare la guest farm gestita dagli italiani. Un posto da sogno, sperduto in tanta malora. I titolari no n ci sono e ripartiamo. Incontreremo il sig. Scarafia sulla strada del ritorno, brevi convenevoli. La sera ci fermiamo a Rehoboth, una città ormai in prossimità della capitale. Campeggio in un centro sportivo con tanto di piscina. Inoltre al coperto c’è  n’è una termale, con acqua a quaranta gradi. Entrarci è un supplizio, ma una volta dentro tonifica.

 

SABATO 07 DICEMBRE                                            REHOBOTH – WINDHOEK        KM.98

Siamo di nuovo a Windhoek. Leggiamo di un ostello con possibilità di campeggiare ed optiamo per questa soluzione. E’ il classico ostello, attrezzato di tutto punto, frequentato da globtrotters. Come programmato visitiamo la città, carina e moderna anche se in due ore la visiti tutta. Purtroppo è domenica ed i negozi sono chiusi. Cena in steack house, con ottima grigliata.

 

DOMENICA 08 DICEMBRE                                                 WINDHOEK

Facciamo un altro giro per la città, oggi i negozi sono aperti. Vi sono molti negozi e ci dedichiamo alle compere. Ci si comincia un po’ a stufare, la città è piccola, l’abbiamo girata e rigirata. Vorremmo essere a casa. La sera si cambia ristorante, ma il risultato è sempre lo stesso, ottima cena con spesa irrisoria.

 

LUNEDI 09 DICEMBRE                                                        WINDHOEK

Consegniamo la macchina e paghiamo il conto.  Alla fine ci costerà circa 950 euro a coppia, tutto compreso.  Per il danno al parafango bisogna aspettare il preventivo del meccanico.  Ce la caveremo con circa 50 euro a coppia, tutto sommato onesti. Le ultime ore le passiamo alla pensione dell’arrivo, per cambiarci d’abito e preparare i bagagli. Lo stesso per la cena, andremo nello stesso ristorante della prima sera.

 

MARTEDI 10 DICEMBRE                                                          WINDHOEK – FRANKFURT

Facciamo l’ultima abbondante colazione in terra namibiana ed arriva l’incaricato dell’autonoleggio per accompagnarci all’aeroporto. Alle 11.30 si parte, arriveremo a Frankfurt dopo le nove di sera. Ci accoglie una temperatura polare. Non riusciremo a prendere il bus per l’aeroporto di Hahn e dovremo ricorrere ad un taxi, spendendo circa 60 euro a coppia. Arriviamo al piccolo aeroporto che è notte fonda. Poche ore d’attesa e si parte per Bergamo. Siamo a casa

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