Samarcanda 2014

SAMARCANDA 2014

 

 

Con Ezio Pojer e Tiziana Cozzi

Defender 130 con cellula Modulidea e Toyota HJ80

Km. Totali ca. 17.000

 

 

1° giorno venerdì 11.07.2014

Finalmente la data tanto aspettata è arrivata. Tappa a Romans d’Isonzo, dove Ezio sta ultimando gli ultimissimi preparativi. Alle 11.00 si parte. La giornata è bella e l’aria si rinfresca quasi subito, una volta che ci avviciniamo a Tarvisio. Nei pressi di Valbruna (UD) ci fermiamo per consumare un pasto veloce (pane e salame). Nel primo pomeriggio varchiamo la frontiera e ci fermiamo al primo autogrill per fare gasolio e prendere la vignetta. Passiamo Salisburgo e ci fermiamo a Linz (A) a casa di due conoscenti di Ivana (Wolfgang e Judith), due simpatici ragazzi che ci offrono uno spuntino con pane, affettati e formaggio. Il tutto con una buona birra. Poco dopo le 20,00 ripartiamo alla volta di Vienna ma dopo un'ora e mezza, arrivati a 65 km dalla capitale, decidiamo di pernottare in un autogrill. La temperatura è freschetta.

 

 

2° giorno sabato 12.07.2014

Partenza alle 8 e dopo un paio d'ore siamo arrivati alla frontiera con la repubblica Ceca dove acquistiamo la vignetta. Il viaggio prosegue bene e nel primo pomeriggio varchiamo anche la frontiera con la Polonia. A tarda sera ci fermiamo in un’area di servizio dopo Varsavia per pernottare. Anche questa sera c’è freddo, ci saranno 14-15 gradi.

 

 

3° giorno domenica 13 luglio 2014

Si parte come al solito verso le otto ed a mezzogiorno siamo al valico di Buazisko. La Lituania ci accoglie all’inizio con un tempo variabile per poi peggiorare strada facendo. Ad un certo punto, per due volte, piove così forte che siamo obbligati a fermarci in quanto non si vedeva più nulla ed era pericoloso procedere.  Finalmente a tardo pomeriggio arriviamo alla frontiera tra la Lituania e la Lettonia. Sul confine si vedono ancora le vecchie strutture, ormai in stato di abbandono e degrado. A Riga ho due indirizzi dove dovrebbero esserci dei campeggi ma troviamo solo dei parcheggi a pagamento. Finalmente al terzo tentativo arriviamo al campeggio “Riverside” che non è altro che un parcheggio recintato con due container adibiti a bagni e docce. E’ a ridosso del fiume Daugava ma il panorama non è dei migliori. Doccia rigenerante e cena in cellula. Riusciamo pure a vedere in streaming la finale della coppa del mondo Germania-Argentina.

 

 

4° giorno lunedì 14 luglio 2014

Oggi giornata dedicata alla visita della città di Riga. Verso le 8,30 prendiamo un taxi che ci porta al centro della città vecchia. Riga si dimostrerà una città, seppur piccola, molto bella, ordinata e pulita. Cominciamo a girare per le vie dando un’occhiata alla piantina della città dove sono indicati i posti da visitare. Si inizia con la cattedrale e successivamente altre chiese. Visitiamo anche una chiesa ortodossa che inspiegabilmente non è riportata sulla mappa. Ci sembra di essere ritornati indietro di alcuni anni quando abbiamo visitato l’Armenia. A mezzogiorno pranzo in un bel localino con musica country. Verso le 16,30 abbiamo ripreso un taxi che ci ha riaccompagnato in campeggio.

 

 

5° giorno martedì 15 luglio 2014

Partenza come al solito alle 8,00. Il tempo sembra che tenga così i chilometri si macinano in fretta sulla strada che ci porta verso il confine Estone. Strada facendo ci fermiamo in un supermercato per acquisto viveri. Alle 11,00 si arriva alla frontiera tra la Lettonia e l’Estonia, anche qui risaltano i vecchi resti ormai fatiscenti. Poco dopo il confine deviamo per una stradina secondaria che ci costeggia il mare Baltico. Il paesaggio è molto bello e caratteristico con piccole casette in legno molto curate. A Kabli ci fermiamo e facciamo due passi sulla spiaggia. Si prosegue di poco sino a una piazzola di sosta dove pranziamo. Alle 16.00 si arriva al City camping situato alla periferia di Tallinn dove trascorreremo la notte. Anche questo campeggio in verità è un piazzale con delle strutture che ospitano i bagni e le docce. Nulla di che, un po’ sporco e con le docce tipo caserma (si fa la doccia tutti assieme). Sistemati decidiamo di visitare subito la città che raggiungiamo in autobus. Tallinn è molto graziosa anche se ha il centro piccolino. La sera, verso le otto, ci fermiamo a mangiare in uno dei tanti ristorantini del centro. Usciamo che è ancora chiaro e raggiungiamo il campeggio sempre con l’autobus. Sono le undici passate ed è ancora chiaro.

 

 

6° giorno mercoledì 16 luglio 2014

Si parte con comodo poco dopo le nove. La strada verso il confine russo si presenta in buono stato ed a tratti è autostrada. Il tempo è bello e la temperatura mite. 50 km prima del confine ci fermiamo a mangiare e poi si riparte. Arriviamo alle 15.15 a Narva, una cittadina che segna il confine Estone – Russo. Il passaggio della frontiera è un po’ caotico. Prima ci rimandano in un grande piazzale alla periferia, dove ci si incolonna e si consegnano i documenti per un primo controllo. Poi, a scaglioni, ci fanno ritornare in frontiera. L’ingresso in Russia è più semplice, salvo la compilazione dei moduli. Controlli blandi. Alle 19.00 siamo in territorio russo, anzi sono le 20 in quanto si deve aggiungere un’altra ora (e sono due).  Passata la frontiera il paesaggio sembra cambiato come pure villaggi. Quelli russi sembrano più poveri e maltenuti. Subito ci si rende conto che siamo entrati in un altro territorio, si notano infatti i palazzoni squadrati tipo soviet presenti anche nei piccoli paesi. Dopo pochi km ci fermiamo a dormire in una specie di parcheggio recintato il cui custode ci chiede 5 euro a macchina. Ceniamo con un piatto di pasta ma seppure siano le 23,00 c’è ancora chiaro ed il sonno stenta ad arrivare.

 

 

7° giorno giovedì 17 luglio 2014

Partenza come al solito alle nove. Il panorama si ripete, campi coltivati, boschi, villaggi con le loro piccole casette in legno con il tetto in eternit. Prima di entrare a San Pietroburgo ci fermo alla concessionaria Toyota dove Ezio trova il fusibile che stava cercando. Alle 13,00 arriviamo al campeggio che non è altro che un posto nel bosco di un hotel (Olgino) dove paghiamo la piazzola 900 rubli a macchina. Partiamo subito alla volta del centro con i mezzi pubblici (autobus e metrò) arriviamo nel centro storico dove visitiamo già alcune attrazioni e poi ci fermiamo a cena. Poi si ritorna in campeggio e ci accorgiamo che è mezzanotte passata e c’è ancora un po’ di luce.

 

 

8° giorno venerdì 18 luglio 2014

Alzata alla solita ora e partenza alle 9,00. Come ieri abbiamo usufruito dei mezzi pubblici e appena arrivati in centro ci siamo fiondati alla fortezza dove alle 12 una donna politica (probabilmente un ministro) ha segnato mezzogiorno con un colpo di cannone. Nel pomeriggio abbiamo visitato l’Hermitage e alcune chiese. Anche se è superfluo dirlo, San Pietroburgo è decisamente magnifica, tutto di questa città meriterebbe una visita più accurata. Stanchi morti ritorniamo in campeggio, una bella doccia, cena e a mezzanotte tutti a letto.

 

 

9° giorno sabato 19 luglio 2014

Oggi provo a fare l’assicurazione, la mia non copra la Russia. La signorina della reception ci indica un ufficio posto sulla strada che porta a Mosca. Arrivati però l’amara sorpresa, niente assicurazione, mancano i moduli o qualcosa del genere. Decidiamo quindi di visitare la chiesa della Santissima Trinità (chiesa blu) e poi riprendiamo la strada verso Mosca. Lungo la strada vediamo molte signore che vendono funghi cosi’ approfittiamo e ne acquistiamo un cestello. Ci fermiamo a 300 km da Mosca ed Ivana come cena prepara proprio i finferli (galletti) che si rileveranno squisitissimi. Dormiamo in un parcheggio di camion.

 

 

10° giorno domenica 20 luglio 2014

Solita partenza alle 09,00 facendo subito gasolio e qui succede una cosa curiosa, prima bisogna pagare e poi puoi fare gasolio. Il paesaggio è sempre lo stesso, piccoli villaggi con case piccole in legno, talvolta davvero mal messe e tetto rigorosamente in eternit. Alle 17 arriviamo in centro a Mosca dopo tre ore di fila. Con un pò di fortuna parcheggiamo i mezzi nel parcheggio dell’hotel Metropol, il più vecchio di tutta Mosca. Si parte quindi con la visita della città. La prima cosa che visitiamo è la Piazza Rossa che dista poche decine di metri dl parcheggio. Vista l’ora facciamo due passi nelle viuzze e ci fermiamo a mangiare.

 

 

11° giorno lunedì 21 luglio 2014

Sveglia presto e riproviamo a fare l’assicurazione presso un’agenzia poco distante. Questa volta ce la facciamo, 80 euro per due mesi. Poi proseguiamo nella visita del vari palazzi, compreso il Cremlino. A mezzogiorno pranziamo all’Hard Rock Café. Sono già le 17,00 e, tornati al parcheggio, ci mettiamo in marcia, non prima di scattare qualche foto di rito alla Land, con la chiesa di S. Basilio sullo sfondo. Anche l’uscita dalla città è stata abbastanza lunga (due ore). Alle nove ci fermiamo in uno dei soliti parcheggi per camionisti dove per 80 R ci danno il parcheggio e per 100 la possibilità di lavarsi. C’è sempre curiosità dei camionisti per i nostri mezzi, e si cerca di scambiare due parole.

 

 

12° giorno martedì 22 luglio 2014

Alle 9,45 dopo aver riempito i serbatoi di acqua partiamo che il sole ormai è alto. Anche oggi viaggio di trasferimento. Sosta per fare la spesa e, verso le 19.00, ci fermiamo ancora in un parcheggio per camion. Oggi è stato un po’ monotono anche se il paesaggio è cambiato. Ora si vedono vasti campi coltivati e villaggi con case sempre in legno ma molto più nuove e curate. Siamo sempre su un’altezza di 100-150 mt sul livello del mare.

 

 

13° giorno mercoledì 23 luglio 2014

Alle 9,00 si riprende la strada verso il confine kazako trovando più cantieri del solito e questo ci rallenta la marcia. Si incominciano a vedere distese di campi coltivati a girasole e mais. Lungo la strada, a Togliattigrad, ci ferma la Polizia, veloce controllo e via. Alla sera ci fermiamo nel solito parcheggio per TIR per dormire.

 

 

14° giorno giovedì 24 luglio 2014

Partenza alle 8,30. I campi di grano e girasole ormai diventano la normalità. Il traffico è quasi nullo anche se le strade presentano dei solchi nell’asfalto che talvolta diventano pericolosi, specialmente durante i sorpassi. Verso mezzogiorno finalmente siamo alla frontiera russa. Primo controllo veloce, il secondo (dogana) guardano sommariamente dentro il mezzo e poi via verso la frontiera kazaka su una strada che sembra essere stata bombardata da poco, tutto una buca. Camion e corriere devono fare una gimkana per evitarle. L’orologio va spostato avanti di un’ora così rispetto all’Italia siamo avanti di tre ore. Si fa la fila ad un baracchino dove una poliziotta, dopo aver espletato le formalità dei passaporti, ti fa una foto. Poi controllo veloce alla dogana e siamo finalmente in Kazakistan. Da premettere che abbiamo chiesto alla poliziotta dove potevamo fare l’assicurazione ma lei ci ha detto che non c’era nessun ufficio. Ci fermiamo a pranzare, si nota subito la differenza con la Russia, campi sempre più sterminati e la popolazione tutto di un tratto ha dei tratti somatici decisamente somiglianti ai mongoli. Arriviamo a Oral percorrendo una strada sempre meno trafficata, lì cerchiamo subito un bancomat e poi una Stazione di Polizia per registrarci. Per trovare quella giusta dovremo attraversare più volte la città. Raggiungiamo un maestoso palazzo e veniamo accolti da un poliziotto che sembrava infastidito di noi. Vuole sapere quanti giorni rimaniamo in Kazakistan e non capisce perché chiediamo 20 giorni per arrivare fino al Almaty. Dopo che ci ha dato un permesso di un mese incominciamo a instaurare un colloquio in kazako (vi lascio pensare come). Dopo tanti saluti riprendiamo la via ed alla periferia di Oral veniamo fermati ad un posto di controllo. Subito ci chiedono la carta verde e li cominciano i guai. Vista la malparata tento di ammorbidire (a parole) i due poliziotti e sembra che la cosa funzioni. Siamo sempre nei guai ma sembra che si possano risolvere. Alla fine il poliziotto dice che non ci faceva pagare la contravvenzione ed a nostra richiesta su dove potevamo fare la carta verde mi indica sul navigatore un punto dove ci dovrebbe essere un ufficio, o così abbiamo capito (naturalmente parlava in kazako). Arriviamo al fatidico incrocio guardandoci in giro e vedo un omino che ci fa un segno con la mano. A quel punto mi avvicino e lui ci chiede se ci aveva mandato la Polizia per fare l’assicurazione. Poi, dopo aver chiesto il passaporto, libretto e patente, compila un modulo a penna. Noi ci guardiamo e un po’ perplessi chiedendoci se fosse effettivamente un assicuratore. Dopo aver compilato i moduli ci dice che deve allontanarsi per stamparli al computer e che dovevamo restare li ad attenderlo. Nel frattempo alcuni curiosi si avvicinano a guardare le nostre macchine. Uno in particolare, Timur, incomincia a parlare con noi offrendoci il suo piazzale per pernottare. Noi accettiamo di buon grado anche perché ormai il sole stava tramontano. Nel frattempo ritorna l’assicuratore che, per la modica cifra di 4000 T, ci assicura i mezzi per 60 giorni. Il tipo prima di lasciarci ci omaggia anche di tre penne sponsorizzate dalla sua agenzia. L’omino, soprannominato da noi il “presidente”, ci inviata poi a cenare da lui: maiale alla griglia. Noi accettiamo volentieri e dopo aver parcheggiato le due vetture nel piazzale ed aver preso un paio di bottiglie di vino, siamo andati in un ristorante vicino. Li abbiamo cenato e parlato col presidente e ci siamo molto divertiti. Alla fine volevamo pagare noi ma ci ha detto che si sarebbe offeso, così abbiamo potuto solo ringraziarlo. Ci ha accompagnato quindi ai mezzi dove, dopo la grappetta di routine, ci siamo coricati.

 

 

15° giorno venerdì 25 luglio 2014

La strada è sempre la stessa, attorno steppa, strade diritte senza curve e villaggi per 200 km. Prima di arrivare ad Aktobe veniamo fermati da un poliziotto il quale voleva la “mancia”. Abbiamo fatto gli indiani anche perché eravamo in regola. In città riempiamo i serbatoi, è un piacere fare gasolio visto che 200 lt di gasolio mi è costato 92 euro. Alle 19,00 arriviamo all’albergo Dastan Hotel dove dopo una trattativa (volevano 90 euro a camera) ci siamo fermati pagando 32 €. Dopo una bella doccia e il lavaggio della biancheria usciamo per andare a cena. Il paese è molto bello, c’è una chiesa vicina ad una moschea che di notte, illuminate assieme ad altri monumenti della piazza, sono splendide. Alla fine finiamo in un centro commerciale dove acquisto una sim locale e ci fermiamo per mangiare un boccone per cena. Poi tutti a letto.

 

 

16° giorno sabato 26 luglio 2014

Alla mattina si parte con direzione lago Aral. Il paesaggio cambia nuovamente, ora ci sono colline e strade sterrate che ricordano quelle della Mongolia. Guidiamo tutto il giorno fra un buco ed un altro. Ogni tanto ci fermiamo per scattare qualche foto, in particolare cavalli ed aquile. Alle 19,00 il sole sta calando e, ormai stanchi, decidiamo di fermarci a dormire in un villaggetto. Veniamo accolti in maniera calorosa e noi ci sentiamo subito a nostro agio. Ivana regala cappellini ai bambini che escono da tutte le parti, tentiamo di dialogare ma purtroppo non conoscono il russo ma solo il kazako pertanto il nostro vocabolario non serve a nulla. Gli mostro la cartina geografica per spiegargli che giro facciamo e loro ne rimangono stupiti. Ci invitano a casa loro per cena e ci dicono che ammazzerebbero una pecora per noi. Al nostro gentile rifiuto ci offrono del sangue che avrebbero preso dal collo di una pecora. Anche in questo caso decliniamo l’invito. Si cena con pasta aglio olio e poi a nanna.

 

 

17° giorno domenica 27 luglio 2014

La mattina ci accoglie con un cielo grigio e la temperatura è leggermente calata. La notte, verso le tre e mezza, si era sentito vociare di tre uomini i quali poco dopo partivano a bordo di un trattore, chissà dove andavano. Dopo essermi alzato si presentava nuovamente la figlia del padrone di casa assieme al suo fratellino, ci facciamo qualche foto assieme e scopriamo chiamarsi Jyutakort Gulbakyt dell’età di 16 anni. Dopo i saluti si parte su una strada sempre dissestata. Lungo la pista vediamo molte aquile e percorriamo tratti molto sabbiosi, sembra di essere nel deserto tunisino. Anche i cammelli si presentano sempre più numerosi. E’ un piacere ora guidare, niente buchi solo piste sabbiose. La sera ci fermiamo, stanchi ma soddisfatti anche se la velocità tenuta si aggirava sui 40 – 50 km/h. Visto che non ci sono villaggi oggi si pernotta nella steppe, tutto attorno il silenzio e il nulla, fantastico.

 

 

18° giorno lunedì 28 luglio 2014

Ci si alza con il forte vento che avevamo trovato la sera prima. Dopo pochi chilometri troviamo una pozza d’acqua ove erano presenti una miriade di uccelli e di aquile. Ci fermiamo ad ammirare questo scorcio, bellissimo. Per pranzo raggiungiamo il lago Aral, almeno quel che ne resta dopa il disastro russo.  L’acqua è di un azzurro intenso, sembra un mare. Approfittiamo per mangiare qualcosa e ci accorgiamo che l’ora ha fatto un altro passo avanti, ora sono +4 le ore di differenza con l’Italia. Si riparte ed il paesaggio è sempre più bello, a destra il lago e a sinistra una parete alta una quarantina di metri che una volta (circa 40-50 anni fa) era la scogliera, in pratica guidiamo sul fondo del lago. Anche qui il panorama continua a migliorare e complice una pista sabbiosa che invoglia a correre, qualche volta si rimane senza fiato dalla bellezza. Si incomincia anche a guidare su vere dune, sembra sempre di più il deserto del Sahara. Ci fermiamo ad ammirare anche alcuni cammelli che si rinfrescano nelle acque di una pozza. Sono animali così buffi cole loro gobbe, alcuni le hanno diritte, altri invece le hanno penzolanti sulla schiena. Proseguiamo il viaggio e costeggiamo sempre il lago Aral incontrando i primi relitti di navi. La sera ci fermiamo per pernottare nuovamente in mezzo alla steppa, vicini ad alcuni relitti. Delle navi è rimasta la parte superiore, dove c’era il ponte, mentre lo scafo è stato smantellato e utilizzato per innalzare dei recinti per il bestiame. Infatti transitando per alcuni villaggi si vedevano parti di lamiera ormai arrugginita, una addirittura con l’oblò.

 

 

19° giorno martedì 29 luglio 2014

Si parte di buon mattino con metta Aralsk dove ci arriviamo in tarda mattinata. Visitiamo il museo che in parte è ubicato nella stiva di una nave tenuta a ricordo dei tempi nei quali il lago lambiva il villaggio ed era prosperoso di pesci. Sono rimaste anche due gru, arrugginite in quello che una volta era il porto, a monito della stupidità umana. Dal ponte della nave si ha una visuale sconcertante, vedere le gru e degli edifici, ormai abbandonati, che una volta davano lavoro a centinaia di persone e capire sino a dove arrivava il lago che ormai a perdita d’occhio non si vede più. Fin dove può arrivare l’avidità dell’uomo, eh si perché negli anni scorsi le acque sono state utilizzate sia nel territorio kazako che in quello uzbeko, per irrigare i campi di cotone. Solo che ne utilizzano più di quello che gli immissari portavano e questo ne è il tragico risultato. Da qui purtroppo si ricomincerà a viaggiare su asfalto, mi mancheranno molto le piste di questi ultimi due giorni. Si capisce che siamo tornati alla civiltà anche dai cellulari infatti si incomincia ad avere segnale di rete.

Arriviamo quindi al cosmodromo di Baikonur ove oltre ad essere il sito dal quale partono tutte quasi le navicelle spaziali, c’è anche un bel museo dedicato a Gagarin. Arriviamo alla sbarra ed un vigilante, ci dice che per passare è necessario avere un permesso, ma non sa dire dove venga rilasciato. Proviamo a recarci in paese ma una lunga coda ci fa desistere. Decidiamo di proseguire il viaggio fermandosi poco dopo a fare una bella doccia rigenerante in mezzo ad un campo. Appena partiti incrociamo un fuoristrada Nissan con cellula, saluto e fermata d’obbligo. E’ una coppia di simpatici ragazzi australiani (Justin & Jennifer Lewis) che gireranno mezzo mondo in due anni. Ci fermiamo un bel po’ a chiacchierare sia dei mezzi sia dei Paesi visitati scambiandoci utili notizie. Lui dice di aver affittato la sua casa in Australia e che quando ritornerà si metterà in affari con il turismo dicendoci che se un giorno vorremo andare nel suo continente riuscirà a farci sdoganare i mezzi senza problemi. Ci scambiamo anche i biglietti da visita, non si sa mai, l’Australia non è poi così lontana…… anche oggi vista l’ora (19,30) decidiamo di pernottare nella steppa.

 

 

20° giorno mercoledì 30 luglio 2014

Come ultimamente accade alle 8,15 si parte. A pomeriggio inoltrato decidiamo di fermarci a Turkistan e visitiamo il mausoleo che a loro dire è il più grande dell’Asia centrale. Effettivamente è molto imponente ed all’interno abbiamo visto anche una coppia di sposi. Mentre si passeggiava per il giardino di rose abbiamo fatto conoscenza con dei ragazzi che facevano parte della combriccola degli sposi con i quali abbiamo scattato alcune foto. Poco lontano era parcheggiata una limousine Hammer con due belle ragazze a bordo, anche qui foto. Con un po’ di fortuna poi abbiamo trovato un parcheggio custodito gratuito.

 

 

21° giorno giovedì 31 luglio 2014

Si parte su una strada a tratti sconnessa e polverosa e facciamo subito la spesa. Dopo Seymur cambia completamente il paesaggio, da prati aridi e gialli si passa a dei campi verdi coltivati e si vede del bestiame. Dopo tanto tempo si vedono anche delle montagne che fungono da confine naturale tra il Kazakistan ed il Kygykistan. Arrivati a Merke troviamo un albergo e pernottiamo nel loro parcheggio. Dopo una bollente e rigenerante doccia facciamo due passi per il paese che comunque non offre nulla se non tanta sporcizia e polvere. Rientrati ci consoliamo con un bel piatto di pasta poi a letto.

 

 

22° giorno venerdì 1° agosto 2014

Si parte di prima mattina, oggi la meta sarà Almaty. La strada è scorrevole e nel primo pomeriggio arriviamo in città. Ci mettiamo subito alla ricerca di un albergo consigliato dalla guida (Lonely Planet) ma con amara sorpresa scopriamo che non esiste più (chissà da quando). Proviamo quindi a cercarne un altro ma questo lo scartiamo vista la sua precaria pulizia. A questo punto decidiamo di affittare un appartamento per una notte anche se in quanto a pulizia..... La sera giro per la città e dopo una buona cena in un ristorante si va a letto.

 

 

23° giorno sabato 02 agosto 2014

Oggi siamo ad Almaty. Alberghi aprezi ragionevoli non ce ne sono, però è molto facile trovare persone che affittano appartamenti. Dopo averne visionato qualcuno prendiamo il meno peggio. Pomeriggio giro per la città e verso sera ritorniamo in aeroporto dove ci “accampiamo” nel parcheggio interno. Tiziana, la moglie di Ezio, ci raggiungerà alle prime luci dell’alba.

 

 

 

24° giorno domenica 03 agosto 2014

Colazione e via verso il parco naturale di Ile Alatan, che dista circa 10 km dal centro cittadino. Non riusciamo ad arrivare fino in cima al ghiacciaio in macchina, lo si può fare solo a piedi, e quindi decidiamo di fare una sosta pranzo/pisolo in una delle tante piazzole naturali. Al sole si sta bene e tra risate e racconti del viaggio è ora di preparare il pranzo. Assistiamo poi ad uno spettacolo di falconeria, presso il centro di falconeria Sunkar, che si svolge ogni giorno all’ingresso del parco. Il falconiere, parla solo russo e un po’ di inglese, comunque riusciamo a capire quasi tutto della spiegazione e delle differenze di caccia di questi magnifici uccelli. Il tutto dura circa un’ora e, visto che il paesaggio è splendido, decidiamo di restare a dormire all’interno del parco. Ci troviamo una grande piazzola dove sistemiamo le auto e facciamo il piacevole incontro di alcune signore, provenienti da una sperduta regione russa al confine con la Cina, che ci invitano a ballare con loro un ballo tipico. La conversazione è parecchio difficoltosa, non parlano che russo, comunque è piacevole trascorrere quest’oretta in loro compagnia. In più, prima di andarsene, ci regalano del riso freddo con la zucca e dei dolcetti squisiti fatti in casa da loro. Veramente gentili.

 

 

25° giorno lunedì 04 agosto 2014

Ritorniamo ad Almaty all’ufficio immigrazione. Tiziana, appena arrivata, registrarsi. Il traffico è caotico. Alle 10.00 riprendiamo le auto per dirigerci verso l’hotel Zyetisu dove, all’interno, si trova l’ufficio per il rilascio dei permessi per l’ingresso del parco Kapshagay. Il ragazzo, che parla esclusivamente kazako, oggi sembra aver voglia di lavorare, e di buona lena incomincia a descriverci il parco naturale e le regole che vigono al suo interno. Fatti i rifornimenti in uno dei tanti supermarket, alle 13.30 prendiamo direzione del parco. Facciamo campo sulle rive di un lago che costeggia il parco. Stasera il fuochista del gruppo (Ezio) da il meglio di se stesso. Cena fantastica, carne buonissima, cottura perfetta e compagnia ancora migliore. Concludiamo la serata accanto al fuoco bevendo vodka gelata e cioccolato fondente. WOW!!!!! A letto passata mezzanotte.

 

 

26° giorno martedì 05 agosto 2014

Dopo colazione ci avviamo verso il parco Kapshagay dove contiamo di rimanere nei prossimi quattro giorni. Verso le 9.30 siamo davanti ai cancelli del parco presso il villaggio di Shengel. Una gentile signora, che ovviamente parla solo kazako, dopo una serie di telefonate ci invita a proseguire. Dai suoi gesti capiamo che ad un certo punto ci sarà un altro cancello, presso cui dovremo fare qualche cosa, che al momento non capiamo. Dopo circa 1 ora e ½ di pista sassosa prendiamo il sentiero che ci porterà verso il sito di Tanlytas. Ad un certo punto il sentiero non ci consente più di proseguire in macchina e quindi, abbandonati i fuoristrada, continuiamo a piedi. Il panorama tra le montagne nere è fantastico, fa caldo ma il vento mitiga parecchio il fastidio. Qui ci sono i dipinti rupestri di Terekty. Interessanti ma non c’è paragone con l’Acacus. La camminata ci porta via circa un paio d’ore. Proseguiamo verso le Burial Mounds di Besshatyn. Effettivamente, prima di raggiungerle, ci troviamo davanti ad una specie di posto di guardia con un omino che ci dice che lui è la guida e che per proseguire è necessaria la sua presenza. Ci mettiamo un po’ a fargli capire che nelle nostre auto non c’è posto per un'altra persona, e lui, a malincuore, ci apre la sbarra. La strada sassosa è piena di tole ondulee e di polvere e questo non ci consente di andare particolarmente veloci. Finalmente arriviamo presso il sito funerario, una specie di Stoneange kazaka. Il panorama è spettacolare come pure le steli. Sul nostro cammino incontriamo una mandria di Kulan, asini selvatici di un bel colore chiaro, e due aquile magnifiche. Alle 19.00, rispettando il regolamento del parco, usciamo dai cancelli e, vista l’ora, decidiamo di fare campo immediatamente dopo averli attraversati. Cena a base di pasta col sugo di olive e alle 23.00 a nanna.

 

 

27° giorno mercoledì 06 agosto 2014

Alle 8.00 partenza in direzione Altynemed, dov’è situato l’altro ingresso del parco Kapshagay.  La noia sembra farla da padrona oggi, e finalmente raggiungiamo Altymened dove incontriamo una guida che parla bene l’inglese. Ci dice che le regole del parco impongono la guida obbligatoria, pare per problemi di orientamento e per la presenza di animali selvatici. Ci mostra i tre itinerari previsti all’interno del parco e, quello che noi abbiamo fatto ieri e da soli, è il più difficile e “pericoloso”. Quando le diciamo che quel tratto lo abbiamo già fatto e anche da soli, resta ammutolita. Mi sa che qui non hanno la più pallida idea di fuoristrada “pericoloso” oppure ci vogliono prendere in giro. Inoltre non abbiamo posto per un altro passeggero all’interno delle auto.  Per superare l’impasse ci permettono di effettuare l’itinerario che porta alla duna parlante poi si vedrà. La guida che ci faceva da interprete, in confidenza ci dice che poi comunque ci faranno passare perché non hanno mezzi da dare alle guide del parco per accompagnarci. Sono già le 15.30, decidiamo di fermarci presso una guest-house a 14 km dal paese, proprio prima dell’ingresso al parco che porta alla duna parlante. Ezio e Tiziana dormono nelle misere camere, noi optiamo per la nostra cellula.

 

 

28° giorno giovedì 07 agosto 2014

Quando stavamo per partire ci raggiunge la guida del giorno prima. Cambio di programma. Oggi li seguiremo nel loro itinerario, versi i monti Aktai, domani andremo alla duna parlante. Alle 9.30 ci troviamo accodati a due jeep di turisti russi, con le due guide al volante, più i nostri due mezzi. Corrono come i pazzi, le loro jeep sgangherate e leggere glielo consentono. Comunque si rivelano molto professionali e attenti, ad ogni bivio sulla pista ci aspettano per indicarci la giusta direzione. Raggiungiamo i monti Aktai verso le 11.30, e davanti ai nostri occhi ci appare un panorama magnifico. Le foto fatte sicuramente non renderanno giustizia dei colori delle rocce e delle loro sfumature. Passano da un rosso intenso, al giallo limone fino a raggiungere un bianco abbacinante. Sosta di circa un'ora presso un canyon, godendoci lo spettacolo maestoso ma soffrendo un po' il caldo. Una delle due auto ci lascia, mentre l'altra, con due coppie di russi e Costantin alla guida, prosegue. Costantin ci dice che il tratto che stiamo per percorrere è un fuori pista che conosce solo lui, e di non farne cenno con nessuno. Percorriamo quasi tutto l'interno di fiume in secca, risalendo un canyon spettacolare, non è troppo impegnativa e questo consente di godere del panorama anche chi guida. Sono circa le 16.30 e , dopo aver ringraziato di cuore Costantin per questa esperienza ritorniamo sui nostri passi. Considerato l'ora e il vento, che adesso spira decisamente forte, decidiamo di fermarci per fare campo presso il punto della prima sosta, dove avevamo notato una capanna con all'interno tavolo e panche, l'ideale sia per cucinare che per mangiare protetti dal vento. Pasta con sugo di cinghiale, peperoni grigliati, prosciutto di cervo e super insalata, poi si conclude la serata davanti ad un bel fuoco scoppiettante con gli immancabili bicchierini di vodka gelata. Verso le 22.30 a nanna.

 

 

29° giorno venerdì 08 agosto 2014

Come al solito si parte verso le 8.00, torniamo indietro sulla stessa pista del giorno prima, fino alla guest-house, per imboccare la pista che porta alla duna parlante. Poco distante, circa altri 10 km, lasciamo le auto per cominciare la scalata alla duna alta 150 mt. È circa mezzogiorno e il caldo di certo non agevola l'impresa, ma imperterriti proseguiamo nella salita. Dalla cima il panorama è magnifico, la fatica è stata ricompensata. È uno strano fenomeno, sembra che al mondo ci siano solo altri dieci posti in cui si può sentire questo strano suono. Più che un canto sembra il rumore di un aereo che decolla o di un enorme sciame di calabroni. Il suono non è costante, si sente solo quando la sabbia viene mossa dal vento. La discesa oltre che facile è stata anche molto divertente. Siamo provati, sudati e pieni di sabbia, quindi mangiamo un boccone al volo, facciamo una doccia veloce giusto per toglierci il grosso della sabbia, ci riposiamo un oretta e, verso le 15.30, ripartiamo in direzione Almaty. La strada è la medesima del giorno prima,  noiosa e sempre con l’ansia di essere fermati dalla polizia. Campo verso le 19.00 nei pressi del lago in cui abbiamo sostato qualche giorno fa. Troviamo una spiaggia, che se non fosse in pessime condizioni, c'è immondizia dappertutto, sarebbe anche carina.

 

30° giorno sabato 09 agosto 2014

Percorriamo a ritroso la strada ei giorni scorsi, in direzione del confine uzbeko. Itinerario noioso, con traffico caotico, soprattutto ad Almaty. Impieghiamo due ore solo per attraversarla. Puntiamo dritto a Merke, dove siamo sicuri di trovare un parcheggio e una doccia decente presso l’albergo in cui abbiamo sostato all’andata. Si decide di cenare presso un ristorante che dista poche centinaia di metri dal parcheggio dell’albergo. La nostra cameriera, come d'altronde anche i gestori del locale, non parla che kazaco, e ordinare il pasto si rivela piuttosto difficoltoso. Ma la ragazzina è sveglia e, armata di cellulare con google traslation, ci traduce il nome dei piatti e il loro contenuto. Ordiniamo degli spiedini di carne con patatine fritte, decisamente buoni e abbondanti, con dell’ottima birra di accompagnamento. Subito dopo cena si va a dormire.

 

 

 

31° giorno domenica 10 agosto 2014

Ore 8.20 partenza direzione Tashkent. Non c’è molto da segnalare in questo trasferimento odierno verso il confine uzbeko, a parte il fatto che per compiere i circa 400 km che ci separano da Tashkent, impieghiamo 12 ore. Colpa del traffico, dei cantieri lungo la strada e dei costanti controlli da parte della polizia. Riempiamo tutti i serbatoi più una tanica perché pare che in Uzbekistan il gasolio sia introvabile. Arriviamo in confine e, amara sorpresa, causa lavori è chiuso per i mezzi di trasporto, resta solo il passaggio pedonale. C’è molta confusione, ma alcune persone ci dicono che il confine per le auto è quello di Iallammah, il problema è che non riusciamo a capire dov’è. In ogni caso ritorniamo indietro e, lungo la strada, ci fermiamo a chiedere ad alcuni uzbeki, fermi accanto a delle auto, dove si trova questo confine. Capiamo che il confine è quello presso la cittadina di Chiraz. Dopo più di un ora di strada troviamo finalmente il posto di frontiera, sono le 20.30. decidiamo di passarlo, innanzitutto perché è un postaccio per poter campeggiare, ma soprattutto perché a quest’ora siamo i soli. I camionisti lo passeranno il giorno seguente. Armati di pazienza entriamo, le donne vengono dirottate presso l’uscita pedonale e sbrigano le formalità in poco tempo, mentre gli uomini con le macchine perdono più tempo per via dei controlli su documenti, libretto e assicurazione. E poi devono fare anche i controlli doganali dell’interno dei mezzi. A noi sembra che controllino più per curiosità che altro, comunque alle 21.30 siamo tutti fuori. Adesso tocca agli uzbeki. Dopo un breve tratto sulla terra di nessuno ci troviamo davanti ad un cancello chiuso con una guardia militare all’esterno che controlla i passaporti e ci spedisce, a piedi, all’interno di un ufficio. Solita divisione tra maschi e femmine. Entrambi però dobbiamo compilare dei moduli in duplice copia. Come prima le donne se la cavano in breve tempo, mentre io ed Ezio ce ne mettiamo di più. Anche qui controllo auto, ma molto più approfondito rispetto al precedente. Finalmente siamo in Uzbekistan, sono le 23.30. Dopo un breve tratto altro cancello, ma, siamo fortunati, è quello dell’assicurazione obbligatoria per i veicoli che vogliono circolare in Uzbekistan e che è ancora aperto nonostante l’ora. Abbiamo una differenza di fuso di tre ore rispetto all’Italia e quindi ore 22.30 ora locale. A poche chilometri dall’ingresso dell’autostrada per Samarcanda, ci fermiamo nelle vicinanze di un distributore per la notte. Siamo stanchi, un boccone al volo e subito a nanna.

 

 

32° giorno lunedì 11 agosto 2014

Alle 9.00 partenza direzione Samarcanda. L’”autostrada” non è poi così male, anche se la nostra velocità non supera mai i 100 km/h. Ci fermiamo lungo i bordi della strada per il pranzo, nei pressi di quella che a noi sembra una casa abbandonata. Errore!!! Ci abita una famiglia con due bambini che, all’inizio ci sembrano e carini, ma che, a lungo andare, si dimostrano fastidiosi e invadenti. Toccano qualsiasi cosa e addirittura entrano senza permesso all’interno delle auto. Tutto questo ci fa desistere dallo stare a lungo qui e quindi, dopo circa ¾ d’ora, ci rimettiamo in marcia, mancano poco più di 100 km all’arrivo in città. In periferia ci fermiamo presso un fabbro a far saldare il cancello porta ruota di Ezio. L’operazione dura poco più di 10 min., c’è voluto più tempo per le foto e i ringraziamenti, infatti non hanno voluto essere pagati per il lavoro. Finalmente entriamo nella mitica Samarcanda, che ci accoglie in tutto il suo splendore. Lungo il percorso verso l’albergo, consigliato da dei turisti australiani incontrati in Kazakistan, riusciamo ad intravedere alcuni dei magnifici siti da vedere in questa città. Mi sa che le parole splendide, bellissime, meravigliose verranno ripetute spessissimo nei prossimi giorni. Raggiungiamo in poco tempo l’albergo, che è posto a fianco del mausoleo Gur-e-Amir, che si chiama B&B Emir, e dista solo 10 min. a piedi dal Registan. In più le stanze sono pulite, confortevoli e dotate di wifi gratis. Dopo un po’ di defaticamento, trascorso seduti sotto la pergola nella corte centrale dell’albergo, decidiamo di uscire per incominciare ad assaporare le bellezze di Samarcanda. Iniziamo con il bazar Siob ma è già chiuso. Quindi in taxi ritorniamo presso il Registan per trovare un posticino dove poter cenare. Lo troviamo immediatamente, ci accomodiamo in una terrazza scoperta e ordiniamo: Manty, una specie di ravioli cinesi al vapore con all’interno un ripieno di carne e cipolla, degli spiedini di carne alla griglia, insalata e birra. Breve passeggiata fino all’albergo e poi, davanti ad un bicchiere di vodka accompagnato da cioccolata, facciamo il punto della situazione e decidiamo il programma per domani.

 

 

 

33° giorno martedì 12 agosto 2014

Come da programma usciamo dall’albergo alle 8.30 e, presso la moschea di Gur-e-Amir, cerchiamo un taxi. Arriviamo alla moschea di Bibi Khanym, moglie cinese di Tamerlano, che si è bella, ma rispetto alle cose che ci accingiamo a vedere, è la meno attraente. A seguire, a meno di un chilometro di distanza, entriamo nello Shah I Zinda, il viale dei mausolei di Tamerlano e della sua famiglia. Che spettacolo!!! A parole non si può descrivere la magnificenza del posto, in cui, è scritto all’ingresso, si deve entrare spiritualmente liberi e purificati e in cui vigono parecchie regole e divieti, il più curiosi è che non ci si può baciare!! Ci vuole del tempo per visitarlo, e noi lo vogliamo vedere con una certa calma, giusto per essere sicuri di riuscire a vedere tutti i più piccoli dettagli dei decori delle mattonelle blu che circondano, sia l’interno che l’esterno, di ogni mausoleo. Risalendo verso il bazar Siob, visitiamo la moschea di Hazrat Hize, la più antica e più bella di tutta Samarcanda. Verso le 12.30 ritorniamo presso Bibi Khanym, dov’è situato l’ingresso del bazar Siob. Rapido giro per dare un’occhiata, ma sinceramente è una delusione, solo paccottiglia per turisti e neanche troppo attraente. L’unica cosa che acquistiamo sono i famosi noccioli di albicocca tostati sotto la cenere e salati, una vera delizia. Sarà dura riuscire a portarne qualcuno da far assaggiare in Italia. Mega kebab a pranzo, il più buono mai mangiato in vita mia. Verso le 14.00 ripigliamo il solito taxi abusivo e andiamo a visitare il Registan. Il luogo è meraviglioso, è il simbolo di Samarcanda, veramente un luogo fantastico. Le tre Medresse, Ulughbek, Sher Dor e Tilla- Kari, sono state ristrutturate dopo le “scorribande” di Gengis Khan, i vari terremoti nonché i bombardamenti russi. All’interno di ogni medressa ci sono innumerevoli negozi, alcuni dei quali non espongono la solita paccottiglia per turisti. Dopo aver visitato l’ultima medressa, ci dirigiamo a piedi verso la moschea di Gur-E- Amir.  dove è sepolto Tamerlano. Cena fuori e poi a nanna.

 

 

34° giorno mercoledì 13 agosto 2014

Dopo abbondante colazione lasciamo la magnifica Samarcanda in direzione Bukhara, sono e 9.00. Durante il tragitto incrociamo gli amici Mantovani di Claudio e Katia che stanno facendo il percorso al contrario, ci fermiamo per quattro chiacchiere, ma, soprattutto per scambiarci notizie sulle condizioni delle strade e sul rifornimento di gasolio. Rapido pranzo sotto ad uno spoglio albero ma abbiamo bisogno di un po’ d’ombra perché il caldo è veramente insopportabile. Restiamo fermi per un’oretta e verso le 15.30 siamo finalmente a Bukhara. Lasciamo le auto al parcheggio dell’hotel Asia, e ci dirigiamo verso l’albergo consigliato dagli australiani, purtroppo completo. Ripieghiamo sul Sultan Hotel, notevolmente migliore, e ci facciamo una doccia ristoratrice. Freschi e riposati usciamo dalla camera per iniziare la nostra esplorazione di Bukhara che, a mio avviso, è più suggestiva di Samarcanda. I suoi palazzi color ocra sono splendidi e l’atmosfera quasi magica. L’unico inconveniente è il caldo pauroso che non dà la minima tregua, ma pazienza, nonostante ciò, la passeggiata tra le vie illuminate dalla luce spettacolare di un tramonto perfetto è impagabile. Cena all’aperto, sul tetto/terrazza di un ristorante. A letto verso le 23.00.

 

 

35° giorno giovedì 14 agosto 2014

Con la pancia decisamente piena, vista l’ottima colazione, ci avviamo tutti alla scoperta di Bukhara. Iniziamo dalla vasca, posta di fronte al nostro hotel, dove un tempo si svolgeva la stragrande maggioranza delle attività, per poi passare alla statua di Hoja il pazzo e a tutta una serie di medresse e di moschee, una più bella di un’altra. All’interno ci sono tutta una serie di negozi per turisti dove i souvenir sono decisamente di qualità migliore rispetto a quelli di Samarcanda.  Inutilmente cerchiamo un tappeto che ci soddisfi ma dai prezzi abbordabili. Verso sera, dopo una breve doccia, si va tutti al ristorante. Nel tavolo vicino a noi c’è una famiglia che sta festeggiando il primo compleanno della figlia e Ezio, con una faccia tosta come non mai, si fa dare una fetta di torta. Dopo una breve passeggiata la serata finisce in camera d’albergo con vodka e cioccolata.

 

 

36° giorno venerdì 15 agosto 2014

Verso le 7.00 scendiamo a fare colazione, la facciamo così presto perché la nostra intenzione è di raggiungere Khiva stasera, il tragitto è di circa 450 km. Non sembra una grande distanza ma abbiamo imparato a nostre spese che le strade sono in pessime condizioni. Lasciamo Bukhara alle 8.00, per più di un centinaio di km l’autostrada è in condizioni perfette e ciò ci consente di avvicinarci rapidamente alla meta. A mezzogiorno ci fermiamo lungo per mangiare qualcosa, il vento è un po’ fastidioso perché solleva la sabbia, ma ciò rende il caldo più sopportabile. Proseguiamo sempre su strade in buone condizioni, ci fermiamo in 5/6 distributori e fortunatamente in uno di questi troviamo l’agognato diesel, riusciamo ad arrivare a Khiva verso le 17.00. Siamo fortunati perché all’ingresso della porta ovest troviamo un bel B&B al costo di 30 euro a notte. Non perdiamo tempo e dopo aver frettolosamente portato in camera lo stretto necessario per una notte, iniziamo l’esplorazione di Khiva. Città fortezza, meravigliosamente conservata. All’interno troviamo l’Ark, il Minareto Kalta Minor (davvero imponente), la moschea Juma, la madrassa di Mohamed Rakhim Khan e tanto altro. Il tutto lo visitiamo solo esternamente perché già tutto chiuso e, verso l’ora del tramonto, ci facciamo la classica camminata lungo le mura per ammirare i colori della città vecchia (l’ingresso per salire sulle mura è presso la porta occidentale), tra l’altro siamo solo noi quattro e ci gustiamo tutto in pace e tranquillità. Ridiscese, faticosamente, le scale ci troviamo un posticino dove mangiare qualcosa, lontano dai ristoranti del centro maggiormente frequentati, comunque sempre all’interno della città vecchia. Anche se ci vengono proposte i soliti piatti, li troviamo più gustosi che altrove. Concludiamo la serata con la solita vodka e cioccolata seduti su delle panche poste all’ingresso dell’albergo. A letto ore 23.30.

 

 

 

37° giorno sabato 16 agosto 2014

Khiva è molto bella, decisamente merita almeno un giorno per essere visitata. Visitiamo le varie madrasse, mausolei e minareti che ieri siamo riusciti a vedere solo all’esterno . Sia l’Ark, dove all’interno c’è un trono d’argento, che le varie moschee e musei non sono meglio di quelli visti a Bukhara. L’unica che differisce è la moschea Juma, che con le sue 218 colonne in legno è la più bella vista fin’ora. Verso le 12.30 ritorniamo nel ristorantino della sera precedente, ormai siamo clienti abituali. Ci servono i soliti spiedini di carne con insalata e melone. Alle 14.00 siamo pronti per lasciare Khiva. Il tragitto verso Nuklus è abbastanza noioso con solo 2 momenti leggermente interessanti. Il primo è l’attraversamento di un “ponte” fatiscente, l’altro è la visita alle “torri del silenzio”, una specie di monolite di fango che sorge poche centinaia di metri dalla statale per Nuklus. Superiamo Nuklus e, vista l’ora, cerchiamo un posto per campeggiare. Non è facile, ci sono varie case sparse e inoltre anche numerosi acquitrini e coltivazioni di cotone, ma siamo fortunati e troviamo un bel posto lungo la strada, riparato dagli alberi, che ci nascondono alla meno peggio. Cena a base di pasta col pesto, con aperitivo incluso e finale con vodka fredda. A letto alle 22.30.

 

 

38° giorno domenica 17 agosto 2014

Si parte leggermente in ritardo rispetto ai giorni scorsi, sono le 9.00. Lungo la strada in direzione Mojnac, strade in buone condizioni, troviamo un cimitero molto grande e molto particolare in cui ci fermiamo per fare delle foto. Andiamo in paese per fare rifornimento di acqua frutta e verdura. Li troviamo in un vasto mercato all’aperto stracolmo di gente. Carichiamo tutto in macchina e via verso le navi di Mojnac. Vediamo le prime due verso le 12.30, sono molto arrugginite ma molto suggestive da vedere. Sotto la loro ombra sostiamo per il pranzo. Poco distante da qui ci sono altre navi, questa però sono state trasportate fin qui per i turisti dal Kazakistan, ma noi le fotografiamo lo stesso perché comunque sono molto suggestive. Presi anche da un colpo di calore improvviso ci facciamo un videoselfie cantando a squarciagola “finché la barca va…..” molto divertente. Verso le 16.30 stanchi, impolverati ma molto soddisfatti prendiamo la pista che ci porterà verso il confine kazaco, abbiamo circa 250 km di niente da percorrere. La pista non è troppo malvagia anche se molto polverosa, ricorda il fesh-fesh sahariano per alcuni versi. Verso le 19.00, dopo aver superato una postazione dove si estrae il metano, ci fermiamo a fare campo. Siamo invasi dalla sabbia polverosa, il forte vento non ci consente di farci una doccia e quindi cerchiamo di toglierci di dosso questa “cipria” lavandoci alla meno peggio. Dopo cena e vodka ci fiondiamo a nanna..

 

 

 

39° giorno lunedì 18 agosto 2014

Partenza ore 8.15. circa una ventina di chilometri su pista e riprendiamo l’asfalto, che solo in alcuni punti non ci consente di correre a 90 kmh. Non c’è molto da segnalare fino al confine tra Uzbekistan e Kazakistan solo vento e molta moltissima polvere. Si arriva in confine alle 12.30 e purtroppo è chiuso, forse per la pausa pranzo, e, se fosse possibile, e lo è, è ancora più polveroso della pista che abbiamo percorso per raggiungerlo. Dopo un’ora fermi all’ingresso del confine e, giusto quando ci si stava preparando qualcosa da mangiare, ci dicono che il confine è aperto. E inizia la tiritera del controllo passaporti e dogana. I passeggeri, come all’andata, passano a piedi, in meno di mezz’ ora, gli “autisti impiegano due ore per far passare i fuoristrada. Controlli accuratissimi con anche il cane anti droga che ha passeggiato comodamente all’interno di tutta la macchina. Finalmente dopo 2 ore siamo in Kazakistan. Qui riusciamo a sbrigare tutte le formalità in un ora esatta. Ore 16.30 siamo rientrati in Kazakistan, la tragedia è in agguato. Mentre eravamo fermi per i controlli doganali ci accorgiamo che il Toy, davanti, perde olio del differenziale, e parecchio anche. Quindi ci fermiamo per un controllo più accurato del danno. Il puntone fissato al ponte si è praticamente dissaldato staccandosi quasi completamente. Ezio prova a rimediare con del nastro adesivo e una cinghia a cricchetto, escamotage che speriamo ci consenta di arrivare al primo paese per trovare un meccanico che possa saldare il pezzo incriminato. Rapida doccia e via sull’ennesima strada polverosissima. Dopo circa 20 km vediamo un paesino piuttosto grosso. Chiediamo se c’è la possibilità di aggiustare il pezzo qui anziché fare altri 60 km per raggiungere una città più grande. Fermiamo uno del posto e a gesti gli facciamo capire che abbiamo un problema e che abbiamo bisogno di un meccanico che abbia un saldatore. Lui, molto gentilmente, telefona a quello che poi scopriamo essere il “boss” del luogo, che ci porta in una specie di autofficina,  nelle vicinanze. Appena arrivati, visto il danno e contrattato il prezzo, mentre i due meccanici si danno immediatamente da fare, io e Ivana ci allontaniamo per una doccia, mentre Tiziana ed Ezio restano al capezzale del Toy. Il lavoro viene svolto in condizioni oscene, stila africa, alla faccia di tutte le protezioni anche le più elementari, e con attrezzature obsolete. Dopo circa 2 ore e ½ , sono le 20.30, il lavoro è ultimato, gran sorrisi alla vista dei soldi che vengono distribuiti dal boss ai due meccanici, ma la parte più consistente se la intasca lui. Va beh! cosa ci vogliamo fare il mondo va così, a chi lavora il poco a chi guarda e non fa una mazza il molto. Considerata l’ora decidiamo di fare campo nelle immediate vicinanze del paese, in piena steppa.  A letto verso le 23.30.

 

 

40° giorno martedì 19 agosto 2014

Via su piste polverosissime, sono le 8.20. non è che ci sia molto da segnalare oggi, le piste sono ben tracciate e molto facili da percorrere. Il panorama è sempre identicamente uguale per chilometri. Molto piatto, molto polveroso e fa molto molto caldo. Il vento fortunatamente è costante e ci permette, oltre che navigare a vista tra le due jeep, di rendere più sopportabile il caldo. L’unica cosa da segnalare è l’incontro casuale nel pomeriggio con una famiglia di pastori nomadi, che possiede una vasta mandria composta da cammelli, pecore, capre e cavalli. Ovviamente ci fermiamo per fare qualche foto e poche “chiacchiere”, loro parlano solo il loro idioma. Abbandonata la compagnia dei pastori verso sera ci troviamo in mezzo ad un canyon, a circa 20 km dall’ingresso del parco di Ustjurk, e decidiamo di fare campo. Non prepariamo grandi cose per cena, ma l’immancabile vodka ci tiene compagnia insieme ad un cielo a dir poco stupefacente. A letto alle 23.00.

 

 

41° giorno mercoledì 20 agosto 2014

Partenza ore 8.15. Oggi senza vento il caldo è veramente insopportabile, ma questo disagio e l’immancabile polvere scompaiono alla vista dei canyon, con le sfumature di colori e l’imponenza. L’unico intoppo della giornata è quando, dopo la pausa pranzo, si decide di ridiscendere verso quello che sembra un enorme lago salato ma, purtroppo, una volta giunti in basso e fatto qualche centinaio di metri, ci accorgiamo che non abbiamo segnato nessuna pista. Di conseguenza, per evitare di cercar rogne, decidiamo di ritornare sui nostri passi. Questo ci costa un paio d’ore. Tra soste per le foto e per cercare di rigenerarsi arriviamo finalmente in un punto panoramico per la sosta notte. Siamo sulla costa di un altopiano che si domina l’ampia depressione, sarà il più nel campo di tutto il viaggio.

 

 

42° giorno giovedì 21 agosto 2014

Partiamo verso le 8.30 dopo le sistemazioni di rito. Continuiamo a viaggiare facendo di fatto il periplo della parte del Mangistau dove ci sono questi magnifici canyon e ci godiamo ancora per tutto il giorno i suoi magnifici cambi di colori, le piste sabbiose, ma semplici da percorrere. Continuiamo così fino al tardo pomeriggio quando finalmente raggiungiamo il sito di Beket-ata, un famoso veggente originario del Mangistau, che fece costruire 4 moschee in Kazakhistan, e quella che visitiamo è la più conosciuta e caratteristica di tutte. Non è solo la più caratteristica ma anche la più disagevole da visitare perché posta all’interno del canyon e per raggiungerla bisogna affrontare una lunga camminata e fare una quantità industriale di gradini. Il problema non è scendere lungo le pendici ma risalirle, il tutto lo affrontiamo senza neanche un goccio d’acqua da bere. Solo una stanza delle 4 che compongono il sito si può visitare ed è veramente misera e con una gran puzza di carne marcia. Se poi aggiungiamo il gran caldo e la mancanza d’aria il quadro è completo. La risalita è stata davvero problematica, soprattutto la sconsiderata mancanza d’acqua. Con la forza della disperazione comunque arriviamo in cima e ci fiondiamo alle macchine, o meglio al frigo. Vista l’ora, sono le 19.00, nelle immediate vicinanze di Beket-ata facciamo campo. Siamo tutti provati e ci ritiriamo nei nostri alloggi alle 22.00.

 

 

43° giorno venerdì 22 agosto 2014

Via in direzione Aktau che dista circa 275 km. Sono le 8.15. Pista sassosa ma ancora piena di sorprese con scorci meravigliosi che debitamente vanno fotografati. E finalmente asfalto, tra l’altro sembra fatto recentemente e quindi si riesce a viaggiare ai 90 km/h , che è il limite consentito. Arriviamo in un grosso centro di estrazione petrolifera, mai visto tante trivelle e macchina da estrazione in vita mia e, cosa più importante, troviamo un negozietto dove comprare frutta verdura e acqua. A circa 20 km dalla città, facciamo sosta pranzo. Arriviamo in città verso le 15.00 ed inizia l’odissea di trovare l’ufficio immigrazione. Il vero problema è il fattore lingua, qui nessuno parla inglese francese o tedesco e noi col russo abbiamo seri problemi. Comunque dopo un’ora di giri a vuoto, riusciamo a trovare la stazione di polizia e, sfiga, l’ufficio preposto sembra chiuso. Grazie ad Ezio, che con un escamotage riesce a consegnare i passaporti, dopo mezzora di attesa abbiamo i dovuti timbri. Trovare un albergo decente ad un prezzo ragionevole non è stato poi cosi facile perché siamo in  una località balneare in piena stagione turistica. A circa 5 km dal centro cittadino riusciamo a trovarne uno carino, con stanze grandi, bagni pulitissimi e, cosa più importante, con parcheggio custodito per le nostre macchine. Ci facciamo portare in centro da un taxi per una meritata cena, per poi ritornare, chiamando il medesimo taxi, all’albergo.

 

 

44° giorno sabato 23 agosto 2014

Dopo una scarsa colazione, alle 8.30 lasciamo l’hotel e prendiamo l’asfalto, o quel che ne rimane visto che son più le buche, in direzione Beyneu che dista circa 400 km. Per farla breve siamo riusciti a percorrere circa 90 km in tre ore!!!! Prendiamo un’altra arteria asfaltata, ma è una pia illusione, perché dopo una sessantina di km ha inizio l’inferno. Un inferno fatto di asfalto disintegrato e buche che non ti consentono di andare più veloce di 40 kmh, traffico di camion, ma sopra ogni altra cosa, polvere tanta polvere. Ci sono stati dei momenti in cui ci siamo dovuti fermare perché le nuvole di sabbia e polvere sollevati dal passaggio dei camion non ci permettevano di proseguire. Sta di fatto che a Beyeneu non riusciamo ad arrivare, ci fermiamo a far campo in mezzo al nulla poco distante dalla strada. A conti fatti meno di 400 km in 12 ore!!!!! Speriamo che le condizioni delle strade kazake migliorino, siamo ancora lontani dal confine russo (circa 850 km).

 

 

45° giorno domenica 24 agosto 2014

Km 378407

Partenza ore8.30. E l’incubo ricomincia, sembra non voler finire mai. Riusciamo a fare 30 km in un ora, poi asfalto decente, ma i tratti sono brevi. Arriviamo a Beyeneu alle 10.00 e ci fermiamo a fare gasolio. E finalmente l’incubo ha la sua fine, le strade sono perfettamente asfaltate e questo ci consente finalmente di macinare chilometri come si deve. Solita sosta pranzo ed arrivo ad Atyrau alle 17.30. qui finalmente troviamo un supermercato come si deve, dove spendere gli ultimi tenghe. Paghiamo, mettiamo tutto in macchina alla meno peggio e usciamo dalla città per cercare immediatamente un posto dove fare campo stasera, sia perché sono già le 18.45 sia perché abbiamo bisogno di farci una doccia visto che siamo ricoperti di polvere e sudore. Troviamo il posto con una certa difficoltà, qui il terreno è veramente molto piatto e siamo costretti ad allontanarci un bel po’ dalla strada per evitare di farci vedere. Stasera si cena alle 21.00 e alle 22.30 a nanna.

 

46° giorno lunedì 25 agosto 2014

Partenza ore 8.20, il noioso e faticoso viaggio di rientro è cominciato!!!! Niente da segnalare fino a circa 50 km dal confine dove ci fermiamo a fare l’ultimo rabbocco di carburante in terra kazaka, a parte le condizioni disastrose del manto stradale. Ieri non mi spiegavo come mai ci fossero parecchie lapidi lungo l’asfalto, oggi mi sono data una risposta. Praticamente ogni qualvolta incroci un altro mezzo rischi di fare un frontale a causa del fatto che cerchi di evitare le buche, non oso immaginare fare questo percorso con la pioggia. Arrivo in frontiera kazaka all'una e in meno di mezz’ora riusciamo a passare tutti i controlli. Arrivo primo posto di controllo russo ore 12.25 (abbiamo guadagnato un’ora) dove scopriamo che chiatta utilizzata per attraversare il fiume è stata sostituita da un ponte nuovo fiammante. Dopo qualche chilometro arriviamo in frontiera e anche qui siamo fortunati perché superiamo sia il controllo passaporti che quello doganale in poco tempo, perché ci sono delle convenzioni tra Russia e Kazakistan che agevolano il passaggio. Siamo in Russia ore 12.50, praticamente non abbiamo perso neanche un minuto!!! Proseguiamo verso Astrakan in maniera tranquilla e, dopo una pausa pranzo consumata in cellula con un caldo asfissiante, proseguiamo in direzione Volgograd. Niente da segnalare durante tutto il percorso, la solita noia, il solito caldo, il solito piattume paesaggistico. Verso le 18.30 iniziamo la ricerca di un tir parking ma, sfortunatamente, non lo troviamo. È quasi buio sembra che si stia avvicinano un temporale, quindi, so decide per fare campo libero. Usciamo dalla statale e prendiamo una pista che ci conduce nelle immediate vicinanze del fiume Volga. A letto alle 22.30.

 

 

47° giorno martedì 26 agosto 2014

Partenza ore 7.00 direzione Volgograd. La raggiungiamo alle 9.00 e andiamo subito in un supermercato per fare ulteriore incetta di vodka e qualcosa per i prossimi giorni, per non doverci più fermare da nessun’altra parte. Riprendiamo la nostra corsa verso casa direzione Ucraina. Speriamo di riuscire a passare la vecchia Stalingrado in breve tempo, e invece ci impieghiamo quasi 2 ore per farlo. Dopo la solita pausa pranzo, continuiamo a macinare più chilometri possibili e a superare più camion possibili. Siamo ancora indecisi se passare dall’Ucraina, visti i problemi interni. Le informazioni raccolte dai camionisti che abbiamo interpellato sono contrastanti, ma alla fine decidiamo di ascoltare un camionista ucraino, che ci garantiva l’assenza di qualsiasi pericolo, almeno a nord. Almeno evitiamo il giro più lungo della Bielorussia. Stasera campo libero.

 

 

48° giorno mercoledì 27 agosto 2014

Partenza ore 7.20, il freddo è pungente piove e spira un forte vento. A circa 10 km dal confine facciamo l’ultimo rabbocco di carburante ( in Russia il gasolio costa circa 66 cent) e alle ore 18.05 siamo a Gorodisje, dove non troviamo fortunatamente code di auto in attesa di attraversare il confine, ma, in compenso, troviamo una poliziotta che ci mette un sacco di tempo solo per inserire i dati dei nostri passaporti sul suo computer. Poco male, alle 19.05 riusciamo ad uscire dalla Russia e arriviamo al primo controllo ucraino. L’atmosfera cambia di colpo, ogni soldato, e ce ne sono parecchi e tutti armati sino ai denti, e ogni addetto non accennano mai un sorriso, anzi gli sguardi ed i gesti sono molto perentori. Passiamo abbastanza agevolmente il controllo passaporti, i casini li abbiamo al controllo doganale. Con modi bruschi, per usare un eufemismo, controllano praticamente tutto l’interno delle vetture. Credo più per sfinimento, per il fatto che noi non riusciamo a capire cosa ci chiedono e loro non riescono a spiegarsi al meglio, ci lasciano passare. Alle 19.50 siamo in Ucraina. Dopo circa 10 km dopo c’è un tir parking. Ci fermiamo e ci fiondiamo in doccia. Dopo cena, anche se stanchi, ci scambiamo le foto e i video fatti in questi giorni e stremati, ma decisamente più puliti, andiamo a letto a mezzanotte passata.

 

 

49° giorno giovedì 28 agosto 2014

Ci svegliamo tutti alle 6.00 e prendiamo la statale in direzione Kiev, che dista circa 300 km. Le strade sono in condizioni perfette l’Ucraina si sta rivelando piuttosto ben tenuta e tranquilla. Arriviamo a Kiev verso le 12.30 e ci mettiamo circa un’ora per attraversarla. Nell’immediata periferia della città, neanche troppo caotica posta sulle rive del fiume Dnepr e sicuramente meritevole di essere visitata, ci fermiamo per sosta pranzo presso un distributore di benzina. Causa pioggia siamo costretti a mangiare in cellula. Stiamo tutti rimpiangendo le birre gelate e i pasti consumati al caldo sole del deserto. E via nuovamente a macinare più chilometri possibili. Le strade sono in ottime condizioni e, in tratti anche lunghi, li troviamo anche a due corsie e questo facilità parecchio il sorpasso degli innumerevoli camion che incontriamo. Verso sera inizia la spasmodica ricerca di un tir parking, non ce la sentiamo di fare campo libero neanche stasera visto la situazione del paese. Lo troviamo a circa 150 km dal confine polacco, se possibile ancora più brutto e squallido di quello di ieri sera, ma non ci importa, siamo al sicuro. Paghiamo 20 grivnie a macchina, un po’ più di un euro, e ceniamo tutti in cellula.

 

 

50° giorno venerdì 29 agosto 2014

A circa 10 km dal confine con la Polonia ci fermiamo per l’ultimo rabbocco di gasolio. Arrivo in confine alle 10.30, stavolta ci mettiamo solo un’ora a passare i controlli, molto più approssimativi rispetto all’ingresso. Sempre alle10.30, abbiamo guadagnato l’ultima ora rispetto al fuso italiano, siamo in comunità europea. Un vero sollievo. Passiamo anche i controlli passaporti e doganali polacchi e da adesso in poi saremo liberi di circolare senza più nessuna frontiera che ostacoli il nostro cammino verso casa. Prendiamo direzione Rzeszow-Cracow. Ci fermiamo in un’area di sosta perfettamente attrezzata e pulita, bagni compresi, per mangiare. La temperatura ci consente di farlo fuori nei tavoli già attrezzati. Finita la consumazione del pasto, continuiamo la nostra marcia di avvicinamento. Le autostrade si alternano a tratti di statali che, essendo parecchio trafficate, rallentano la nostra andatura. Non avendo più il problema di trovare un tir parking, optiamo per guidare il più a lungo possibile e, di fare sosta notte, in uno dei tanti autogrill lungo l’autostrada. A circa 80 km da Brno, verso le 20.00, l’avanzare del buio e della stanchezza, ci fa desistere dal continuare e quindi ci fermiamo per l’ultima sosta notte di questo viaggio, almeno così si spera. A nanna ore 22.30.

 

 

51° giorno sabato 30 agosto 2014

Alle 7.20 affrontiamo gli ultimi km di questo lungo percorso che ci ha permesso di assaporare momenti magici. L’ultima sosta pranzo la facciamo presso un autogrill austriaco, dove ci salutiamo con Ezio e Tiziana, ottimi compagni di viaggio. Da qui a Brescia è solo autostrada.

 

 

 

 

** Nota **

Per dare a Cesare ciò che è suo, causa la cronica pigrizia questo diario è stato “preso in prestito” da quello pubblicato da Ezio e Tiziana e modificato a mio uso. J

 

 

 

 

Samarcanda 2014 

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